Il/la volontario/a è un cittadino che sceglie di abitare la fragilità per renderla bene comune, è un cittadino/a attivo che porta il mondo dentro il servizio e il servizio fuori nel mondo. E’ una persona che rompe l’isolamento istituzionale, non è un professionista, e proprio in questa sua “normalità” risiede la sua forza inclusiva. Accompagna la persona con disabilità a prendere un caffè al bar non come un “paziente con accompagnatore/trice”, ma come due amici o conoscenti. La sua presenza trasforma lo spazio pubblico in un luogo di incontro, normalizzando la diversità agli occhi della comunità. Il/la volontario/a ha il compito di occuparsi della dimensione gratuita del desiderio.
È il compagno/a di passioni. Se una persona con disabilità desidera andare allo stadio, imparare a curare un orto o semplicemente chiacchierare di musica, Il/la volontario/a è colui che rende possibile questo frammento di vita scelta, nutrendo l’autodeterminazione. E’ un/a cittadino/a che vive il territorio, l’anello di congiunzione tra la cooperativa e il tessuto sociale esterno. Porta “dentro” Impronte, risorse e relazioni che il servizio da solo non vedrebbe. Può dire: “Conosco un pasticciere che potrebbe ospitarci per un laboratorio” o “Il mio gruppo di fotografia vorrebbe fare un incontro aperto”. Attiva quei legami che trasformano la comunità in una rete di supporto reciproco.